Recupero della galleria e dell’impianto teleferico di Punta Linke

Storia, sistemazione e interventi operativi di una delle postazioni più alte e significative della Prima Guerra Mondiale

Punta Linke è una vetta dell’Ortles-Cevedale, nel cuore del ghiacciaio dei Forni. Durante la Prima Guerra Mondiale è stata una delle postazioni più alte e significative di tutto il fronte. Con una doppia teleferica, Punta Linke era collegata da una parte al fondovalle di Pejo e dall’altra verso il Palon de la Mare.

Negli anni Novanta, con il ritiro del ghiacciaio dei Forni, cominciarono ad affiorare parti dell’impianto teleferico e delle strutture militari. In vista del centenario della Grande Guerra, la Soprintendenza ai Beni Architettonici ed Archeologici della Provincia Autonoma di Trento ha voluto recuperare quattro aree: il magazzino esterno, la baracca di servizio dell’impianto teleferico, la galleria di traforo che collegava i versanti est e ovest e le strutture di servizio delle truppe di stanza a Punta Linke.

Abbiamo lavorato in quota con un gruppo di lavoro permanente composto da archeologi, geoarcheologi e un’equipe di glaciologi degli istituti universitari di Pisa, Padova e Trieste, il Servizio Bacini Montani, il Servizio Prevenzione Rischi, il Nucleo elicotteri dei Vigili del Fuoco e il Servizio Reti, il gestore del Rifugio Vioz e gli operatori volontari del Museo di Pejo.

A inizio lavori abbiamo dovuto risolvere problematiche complesse tipiche di un cantiere in alta quota, dato supporto all’impresa edile e garantito la sicurezza di tutte le figure coinvolte al ripristino della zona.

Coma prima cosa abbiamo liberato il sito dal ghiaccio. Per accertarci che non ci fossero bombe o reperti storici, il ghiaccio è stato demolito con molta cautela e in parte fuso durante la notte con dei pannelli elettrici a raggi infrarossi. I pannelli e il demolitore elettrico erano collegati a un generatore posizionato in un punto strategico della montagna perché non gelasse.

Demolito il ghiaccio, abbiamo consolidato le volte della galleria di traforo che collegava i versanti est e ovest integrando le parti danneggiate con materiali coerenti con quelli originali.

La ricostruzione del magazzino e della baracca di servizio dell’impianto teleferico invece è stata particolarmente complessa perché appoggia sul permafrost, un suolo ghiacciato. Con il surriscaldamento globale il terreno gela a profondità superiori e la terra in superficie è melmosa, quasi gelatinosa. Il permafrost quindi doveva essere isolato prima di lavorare su un terreno così instabile. In Norvegia costruiscono le ferrovie sul permafrost ed evitano il continuo disgelo isolando il terreno con dei sassi avvolti nelle membrane che usano per i sottofondi stradali. E così è stato fatto anche a Punta Linke.

Infine, i reperti sono stati ricollocati negli ambienti interni, all’ingresso principale è stato realizzato un terrazzino con il parapetto e il percorso è stato attrezzato per agevolare l’accesso ai visitatori. Anche la palificata telefonica è stata recuperata ed ora, oltre che ad essere una testimonianza storica, è pure d’aiuto per l’orientamento in caso di scarsa visibilità nell’attraversamento del ghiacciaio della pala del Vioz.

È stato difficile e molto impegnativo lavorare e dormire in un ambiente così severo a 3500 metri di quota. Ma con un ottimo lavoro di squadra è stato terminato il restauro di un importante luogo della memoria.

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